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Capitolium, l'architettura e la decorazione
 
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Il Capitolium a 360°
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Parco Archeologico

Capitolium, l'architettura e la decorazione

 
Il tempio nel quale veniva venerata la Triade Capitolina –Giove, Giunone e Minerva-, segno tangibile dell’appartenenza di una città all’impero e alla cultura di Roma, rappresenta un caso unico nel panorama dell’Italia settentrionale, e non solo per il suo eccezionale grado di conservazione; dal 7 marzo il suo valore viene accresciuto dalla possibilità di potervi entrare e potersi immergere nell’atmosfera antica che ancora lo caratterizza.
Venne edificato nello spazio tra il decumano massimo e il colle Cidneo, in un’area sacra alla città almeno dal II secolo a. C., come attestano i resti di edifici più antichi oggetto delle ultime campagne di scavo, all’interno di una terrazza alta e chiusa sul Foro, amplificandone l’impianto scenografico ed inserendolo in un nuovo e più complesso progetto globale di sistemazione dell’area, con i portici laterali collegati architettonicamente a quelli del Foro così da unificare in una sola quinta scenografica il tempio, la piazza e la basilica.
La forma riprende quella di un precedente edificio di età augustea, su un podio alto circa 3 metri, denunciando una notevole precocità nell’acquisizione di modelli praticamente contemporanei a quanto si andava sperimentando a Roma.
Il Capitolium è costituito da tre celle in corpo unico, separate da intercapedini, con muratura in opera listata, rivestita in marmo di Botticino. Il ruolo gerarchicamente prevalente dell’aula centrale, sottolineato dalla corrispondenza con l’antistante pronao esastilo, è confermato anche dalla piattaforma per un grande altare, ritrovata davanti alla gradinata del pronao, affiancata da due fontane monumentali, che arricchivano l’imponente scenografia.
Della decorazione interna delle aule si è salvato l’apparato pavimentale, in opus sectile, con preziose lastre marmoree in marmo giallo antico, pavonazzetto e africano, disposte a formare motivi geometrici, in alcune zone delle aule risarcite dai restauri Ottocenteschi realizzati con i frammenti delle lastre di marmo originali rinvenute durante gli scavi archeologici. Le pareti, di cui sopravvive lo zoccolo in marmo cipollino, erano probabilmente decorate con incrostazioni di marmi policromi inquadrati architettonicamente da lesene in marmo bianco su podi simulati che suggerivano continuità con quelli reali conservati sul fondo delle celle, dove si ergevano le statue di culto di Giove, Giunone e Minerva.  
Il tempio era anche probabilmente la sede del culto imperiale, le cui esigenze rituali hanno motivato in parte alcune scelte architettoniche insolite, come il corpo centrale del pronao avanzato rispetto alla fronte porticata delle celle ed il collegamento del tempio con il colonnato dei portici laterali, realizzato per la prima volta a Brescia e a Roma nel Foro della Pace, sulla scia di noti precedenti ellenistici.
Unico esempio di Capitolium (insieme a quello di Verona) in Cisalpina, il tempio di Brescia è certamente il più rappresentativo, per lo stato di conservazione, la grandiosità dell’impianto, l’originalità delle soluzioni adottate. In particolare la decorazione architettonica, un ordine corinzio realizzato nel calcare bianco locale, rappresenta il raro esempio datato di un nuovo modo di concepire l’ornato vegetale in funzione architettonica in cui convivono elementi che si rifanno ad un gusto nord-italico e provinciale, accanto ai motivi innovatori più tipicamente flavi. Fondato su un’idea progettuale unitaria, forse di ispirazione urbana, l’edificio è un documento prezioso dell’attività edilizia di Vespasiano, della quale poco rimane a Roma.
Sul colle Cidneo infine, sede di un luogo di culto sicuramente dal I secolo a. C., venne edificato nella seconda metà del I secolo d. C. un tempio con orientamento nord-sud, su di un alto podio con scalinata centrale. Questo edificio, progettato e costruito probabilmente in età flavia con il Capitolium e con la piazza, completava scenograficamente la prospettiva architettonica dell’area forense.
La visione d'insieme, soprattuto in fase progettuale, di questo unicum architettonico, rappresenta un alto momento di evergetismo imperiale, segno della benevolenza dell’imperatore, restitutor aedium sacrarum, dopo la battaglia di Bedriacum del 69 d.C. nella quale i bresciani gli erano rimasti fedeli.
L’edificio riporta ancora oggi, sul frontone del timpano, la menzione dell’imperatore Vespasiano, databile al 73 d. C.



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