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Parco Archeologico

Il Santuario

 

Sotto Casa Pallaveri e il tempio capitolino si sono parzialmente conservate le strutture di un santuario databile ai primi decenni del I secolo a. C., individuate già nel 1823, indagate tra il 1956 e il 1961, e infine a partire dagli anni Novanta. Si tratta di un complesso cultuale costituito da quattro ampie aule rettangolari affiancate su un podio comune, ciascuna con un ingresso indipendente e con un pronao (portico con colonne) di accesso, all’interno di una terrazza prospiciente il decumano.

La decorazione architettonica, in calcare vicentino, è di ordine corinzio; un lungo fregio esterno riproduce a rilievo elementi del rituale sacrificale quali teste di bue, ghirlande di fiori e frutti e vasellame. All’interno di ogni aula corrono sui lati lunghi e sul lato di fondo, in asse con l’ingresso, banchine leggermente rialzate a mosaico policromo; su quelle laterali si impostano colonne scanalate, riprodotte ad affresco sulle pareti. La decorazione pittorica costituisce senz’altro l’aspetto più peculiare di questo edificio, sia per l’elevata qualità tecnica e formale della realizzazione, sia per il grado di conservazione. Nelle due aule esterne è riprodotto ad affresco, nel registro inferiore, un velario sospeso e, verso l’alto, ortostati verticali con incrostazioni marmoree tra semicolonne ioniche dipinte; nelle aule interne semicolonne ioniche su plinti scandiscono spazi limitati in basso da serie di dadi bugnati, ortostati a incrostazioni policrome nella fascia mediana e, verso l’alto, prospettive architettoniche. In tutte le aule, dietro le basse pedane di fondo, è adottata una decorazione a semplici motivi isodomi. I pigmenti vennero protetti da uno strato di cera d’api unita a olio di oliva, che ne ha garantito la lucentezza e nello stesso tempo la durata nel tempo.
 
Il ritrovamento di elementi di volta ha permesso di ipotizzare per le aulae coperture a sesto ribassato impostate su trabeazioni o architravi poggianti sulle file laterali di colonne, secondo gli esempi canonici suggeriti dai ninfei di età sillana o dagli oeci corinzi pompeiani.
 
Questo monumento, unico nel panorama archeologico dell’Italia settentrionale, è ascrivibile a maestranze di alto livello provenienti dall’Italia centrale, chiamate a realizzare a Brescia un edificio che dimostrasse l’adesione della città al modello culturale di Roma, in occasione della concessione del diritto latino (89 a. C.).
Proprio sotto Casa Pallaveri, l’edificio di impianto seicentesco posto lungo il lato nord di via Musei, antico decumano della città, è conservata, in ottimo stato, l’aula occidentale; sono visibili il pronao ed i muri sud ed ovest, con gli affreschi che ne rivestono interamente le pareti interne.
 
I lavori su questa struttura sono ripresi nel 1990 sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia in collaborazione con la Direzione dei Civici Musei di Brescia, in occasione della ristrutturazione di Casa Pallaveri.
Nel corso dello scavo effettuato tra il 1990 ed il 1992, ripreso poi e concluso nel 2005, è stato possibile indagare per la prima volta nella sua completezza l’aula occidentale del santuario e lo spazio ad essa antistante. Dalle ricerche sono emersi in particolare dati nuovi sulla dimensione delle aule interne, sulla tecnica costruttiva delle opere murarie, sullo stato di conservazione degli affreschi, sulla struttura del podio, sul prospetto dei sacelli, sulla conferma dell’esistenza di un pronao ad essi antistante, sulla sequenza cronologica dell’edificio tardorepubblicano: la sua costruzione sui resti di un edificio più antico, l’uso a partire dalla prima metà del I secolo a.C., la ristrutturazione in età augustea e infine la sua demolizione in età flavia.
L’intervento di scavo ha consentito di svuotare del tutto la quarta cella del residuo di macerie che la colmavano, scaricate in essa in epoca flavia, all’atto della costruzione del nuovo santuario. Si è trattato di un intervento non semplice, date le difficoltà tecniche dovute alla particolare posizione delle strutture romane collocate sotto Casa Pallaveri. Senza un adeguato rinforzo e consolidamento delle fondazioni di questo edificio, intervento delicato che ha richiesto tempi lunghi di riflessione e costi notevoli di realizzazione, non era possibile immaginare infatti una possibilità di fruizione per il sottostante complesso romano.

Con il restauro definitivo dello straordinario ciclo di affreschi dell’aula e contemporaneamente il lavoro di recupero dell’ambiente a scopo museale, il Santuario nel 2015 ha aperto al pubblico, valorizzando sia le strutture romane, con i loro mosaici ed affreschi, sia il contesto architettonico e monumentale che lo ingloba.

Anche in questo caso, come in quello delle domus dell’Ortaglia, di Palazzo Martinengo, della Basilica romana, Brescia offre a studiosi e visitatori una nuova straordinaria opportunità di accostarsi alla città antica, di compiere veri percorsi di viaggio a ritroso nel tempo immergendosi nelle evidenze monumentali più importanti.





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